A Palazzo Marino sono in esposizione (gratis e con un’organizzazione molto bella – ieri che pioveva ci han fatto fare la fila al coperto - con guida gratuita, video e molte cartoline e segnalibri a disposizione, più ovviamente il catalogo) due dipinti di Georges de La Tour dal Louvre: L’Adorazione dei Pastori
Mi innamorai di La Tour quando vivevo in America. Avevo già visto i suoi quadri espsoti al Louvre, ma allora non mi avevano colpito. Si vede che non era il momento. Ma quando vidi per la prima volta la Maddalena Penitente alla National Gallery di Washington (dentro cui ho trascorso un numero infinito di ore che mi hanno procurato un godimento indimenticabile) rimasi folgorato.
E’ uno dei dipinti che amo di più. Per fortunata coincidenza, al Metropolitan di New York (dove dono stato molte volte, ma certo non paragonabili al numero di visite alla galleria di Washington) c’è un’altra versione dello stesso soggetto.
Silenzio. Astrazione. Meditazione. Dolore. Angoscia per il futuro. E’ questo ciò che vedo in questi quadri, nel loro buio rischiarato solo dalla luce di quelle singole candele: luce che sembra lottare con le tenebre e con le angosce che il buio porta con sé, ma non riesce a vincere il silenzio che continua ad avvolgere la scena; luce che ipnotizza il nostro occhio sul personaggio illumintato ma che non ci distoglie dal buio e dalla sofferenza e dalla preoccupazione delle figure che da questa luce sono solo parzialmente colpite (S. Giuseppe, il pastore con l’agenllo in braccio): come se questa luce non fosse sufficiente per tutta l’umanità.


