Somerset Maugham è un autore che leggo con molta passione: tutti i suoi libri finora letti mi sono piaciuti sempre molto. Come ebbe a definirsi lui stesso, “tra i primi scrittori della seconda fila”, non è una pietra miliare della letteratura; se pensiamo che negli stessi anni Joyce e la Woolf rivoluzionavano la letteratura, dobbiamo considerare Maugham certamente un minore, ancora strettamente legato al romanzo di impianto ottocentesco. E’ però innegabile la sua grande capacità di costruire trame ma specialmente di creare atmosfere, soprattutto torbide e morbose, e di scandagliare in profondità i complessi moti della mente umana. Anche se il romanzo che, finora, mi è piaciuto di più (“Mrs Craddock”) è di ambientazione inglese (come lo sono la maggior parte dei suoi libri), i miei preferiti sono quelli ambientati “nei mari del sud”, nelle colonie inglese dell’Estremo Oriente, dove Magham visse a lungo. In quel microcosmo che i colonialisti organizzarono nelle terre conquistate, enclavi di mondo occidentale ma al di fuori delle regole di quest’ultimo, i personaggi vivono situazioni e rapporti interpersonali in un’atmosfera di morboso ottundimento morale: dallo scontro, spesso silenzioso, tra i valori etici della cosiddetta civiltà e quelli delle locali popolazioni cosiddette primitive, spesso deriva un’assenza assoluta di valori di riferimento. E’ una costante che ho osservato anche in altri autori occidentali quando ambientano le loro storie nel mistero delle foreste pluviali (penso a Conrad e a Simenon): sembra che in queste situazioni ambientali estreme, le doti di introspezione di questi scrittori, già di per sè notevoli, si affinino ulteriormente nella capacità di far muovere i loro personaggi in atmosfere torposamente torbide. Come se il rapido disfacimento della materia vivente nel caldo umido soffocante di questi luoghi porti inevitabilemnte anche una rapida marcescenza delle loro menti, così invece rigidamente strutturate nella società occidentale. In questo senso sono esemplari Cargo e Il Primogenito dei Ferchaux di Simenon. Così pure questo breve romanzo (o meglio, racconto lungo) di Maugham. Il fatto che la storia sia prevedibile, non toglie niente alla capacità di creare, nel giro di poche decine di pagine, un’atmosfera di perversione che ti avvince. Non a caso, ne sono stati tratti 4 film (il più fmaoso Ombre Malesi, con Bette Davis) e Maugham stesso ne fece una piece teatrale. Come spesso nei romanzi di Maugham, omosessuale tormentato, al centro una donna solo apparentemente fragile, ma in realtà ben determinata nel suo intento. Molto avvincente.
2 mag

