L’altra giorno, nel sacchetto di caramelle che una mia collega mi aveva offerto, ho trovato le fondenti alla menta, che ho sempre amato moltisismo, fin da bambino. Sono quelle zollette di zucchero che si sciolgono in bocca riempiendoti di un gusto che si diffonde ad ogni singola papilla. Ci sono alcune caramelle, come queste, che mi ricordano molto l’infanzia e portano con loro un gusto un po’ retrò, nel senso che ora sono molto in disuso e difficilmente si trovano. Forse quelle che più mi fanno tenerezza sono le Rossana: da bambino mi facevano impazzire. Adoravo succhiarle fino a quando il guscio duro si rompeva spontaneamente in bocca e cominciava a colare il ripieno, denso, zuccheroso, stucchevole. A volte le mangiavo a bocca aperta davanti allo specchio per vedere uscire la colata melassosa, dal gusto imprecisato. E qualche volta, invece, le spezzavo coi denti, tendendole con le dita e poi succhiavo il ripieno (prego astenersi da ogni commmento). Ma sono altre le caramelle che più mi sono care, perchè legate non solo all’infanzia ma anche alle lunghissime, splendide vacanze in montagna in Liguria: infatti sono caramelle che ho sempre solo visto in Piemonte e in Liguria. Sono i “Senateur” o, come si dice dalle mie parti, “Sanateur”. Anche se saranno 30 anni che non le mangio, ricordo perfettamente il loro sorprendente sapore (estremamente gozzaniano: sono sicuro che nonna Speranza, nel suo salotto piene di buone cose di pessimo gusto, avesse anche un vasetto di porcellana ripieno di Senateur): sono caramelle gommose aromatizzate alla violetta. Fantastiche. La mia zia preferita ne teneva sempre un bel po’ in una coppetta di vetro in un armadietto e avevo licenza di prenderne quante ne volevo. Allora, per via del fatto che dalle mie parti si chiamassero Sanateur, pensavo che avessero tal nome per il fatto che facevano bene. Scopro invece adesso che furono inventate da un pasticcere d’Alba per i senatori del Regno per schiarirsi la voce durante le sedute parlamentari. E come per tutte le cose che abbiamo amato dell’infanzia, le rivorremmo, assieme ai giorni lontani di quando il futuro non era altro che un lunghissimo presente, ma siamo sicuri che, entrando in un negozio (non uno qualsiasi, ma da Marinìn, la bottega dove le compravo da bambino, che ha ancora, dietro il banco, quegli enormi vasi di vetro pieno di caramelle di vario tipo) per comprare i Sanateur, ritroveremmo quel sapore prezioso e antico, ma siamo anche sicuri che ci lascerebbe in bocca l’amaro di tutto ciò che non c’è più.
23 ott

Pubblicato da winckelmann in 23 ottobre 2010 alle 17:16
Ecco quindi perché quella volta ti sei spazzolato un vasetto intero di quella disgustosa marmellata alla violetta che avevo comprato a Parigi e che a me sembrava puro bagnoschiuma.
La mia nonna paterna aveva una bottega di alimentari e teneva i vasi di vetro con le caramelle sfuse: c’erano le valda a conetto, le peperite tonde e bianche alla menta e i garibaldini, che erano bottoni di zucchero di varie dimensioni e di tutti i colori. Ma io non ho mai avuto grande trasporto per le caramelle: sempre preferito un bel panino con la mortadella.
Pubblicato da Gan in 23 ottobre 2010 alle 17:36
Le Senateur non le conoscevo, nelle enormi arbanelle di vetro della bottega di campagna dove si andava a far spesa non c’erano. Forse era roba da cittadini, troppo fine per palati rustici come i nostri, svezzati ad aglio, brùs e acciughe. Le caramelle che andavano per la maggiore tra noi bambini erano i “Sucai”, le Valda sfuse, le “gemme di pino” e in generale quelle gommose. Gli adulti preferivano i “cappelli del prete” di liquirizia dura o le pastiglie Leone, quelle gusto forte. Le vecchie invece le caramelle “Lemon Salvia”, perché dicevano che le faceva digerire così ne mangiavano in continuazione. Poi c’erano i vecchi che masticavano tabacco, e le caramelle non le mangiavano, ma ne avevano sempre qualcuna in tasca da regalare ai piccoli. Erano terribili, quelle caramelle offerte come un dono prezioso: stantie, mezze sciolte, con la carta attaccata che bisognava rimuovere a brandelli, e generalmente cosparse di minute particelle di tabacco. Ma nessuno era schizzinoso, ci voleva solo pazienza a scartocciarle.
Pubblicato da marcoboh in 24 ottobre 2010 alle 07:23
le mie preferite erano le rossana, forse perché si chiama così una mia cugina; però mi piacevano tanto anche i pesciolini gommosi di liquirizia, che ci regalava l’insegnante di religione, forse perché aveva capito che l’unico modo di prenderci era per la gola.
Pubblicato da Paolo in 24 ottobre 2010 alle 13:11
Le Rossana!!! Dolci ricordi
Pubblicato da A. in 25 ottobre 2010 alle 13:42
Non ho notizie di nonna Speranza, ma ho idea che “mamma Disperazione” (leggi: tua suocera) abbia ancora le Rossana nel porta caramelle del salotto…
La prossima volta che andiamo a trovarla possiamo verificare (ma non fare quelle scene di succhio e risucchio davanti a lei, perché ha già la pressione alta).
Le mie preferite, invece, son sempre state le Charms tuttifrutti, sebbene io non sia bravo e paziente con le caramelle: le addento immediatamente senza attendere il loro naturale sciogliersi in bocca.
Pubblicato da silvia in 7 gennaio 2012 alle 18:23
abito a vercelli dove posso trovare le caramelle sanateur grazie
Pubblicato da vorreispiegarviohdio in 7 gennaio 2012 alle 20:51
Non te lo so proprio dire. Io le prendevo al pease da cui proviene la mia famiglia materna, al confine tra Liguria e Piemonte. Prova in una qualche vecchia drogheria, se ce ne sono ancora nella tua città.